FANTE D'ASCIANOAsciano nel Medioevo oltre ad essere un importante un centro agricolo, era un luogo famoso per il commercio oltre alla fiorente attività della produzione di ceramiche.
In quei secoli bui pieni di guerre e faide, anche il nascente Comune di Asciano doveva assumere la sua posizione. Non so se qualche libro di storia ne parla, ma oramai è da secoli e di generazione in generazione che si tramanda la tradizione di raccontare ai giovani, la partecipazione di un contingente della milizia ascianese nell'epica battaglia. E alla fine, visto il valore e la fedeltà con le quali Asciano si distinse nel combattimento, naque l'appellativo che i senesi ci rilasciarono:

"I garbati ascianesi" o "Paese del Garbo"

LA BATTAGLIA

schieramenti

A Monteaperti, il 4 Settembre 1260, i senesi e i fiorentini si affrontarono in una delle più cruente battaglie del Medioevo. L'esercito fiorentino disponeva di 35.000 uomini, mentre i senesi contavano circa 20.000 soldati compresi gli alleati.

Le cause

I motvi per cui le due città si affrontarono sono legati a fattori economici. Poichè Firenze era un Comune in espansione, avendo ottenuta l'egemonia nei confronti delle città vicine, mancavano> soltanto Pisa e Siena a completare il quadro, sopraturtto quest'ultima, che con le sue attività commerciali, era un boccone da non lasciarsi sfuggire. Inoltre ad accentuare il focolaio ci aveva pensato anche Farinata degli Uberti, capo dei ghibellini fiorentini. Esiliato da Firenze aveva chiesto e ottenuto asilo da Siena. Firenze, aveva tentato di attaccare varie, ma Siena e le sue mura non cedettero. Allora i guelfi cambiarono tattica, tentarono di bloccare i traffici commerciali lungo la via Francigena. Prima da nord, poi visti gli scarsi risultati, da sud. Inoltre Firenze aveva persuaso la città di Montalcino a ribellarsi. A questo punto i senesi furono costretti a fermare la rivolta inviando l'esercito. Tale occasione per i guelfi doveva essere sfrutatta, ed infatti allestirono le truppe forti di 35.000 soldati pronti per la battaglia.

La battaglia

Però l'esercito guelfo si fermò nei pressi di Siena, ed alcuni ambasciatori si
recarono nella città nell'ultimo tentativo di convincere i ghibellini ad arrendersi. Ma la risposta fu scontata, così lo scontro fu inevitabile. I Fiorentini insieme agli alleati si accamparono nel Piano delle Pansarine, un posto strategico perchè visibile dalla vicina Siena dove i ghibellini potevano notarne l'immenso spiegamento di forze. I senesi coscenti che sarebbe stato uno scontro disperato, organizzarono il loro esercito e si
accamparono nei pressi delle Ropole vicino a Taverne d'Arbia. La mattina del 4 Settembre, mentre i fiorentini si erano distratti a togliere il campo, i ghibellini approfittarono della situazione e risalirono il fiume Arbia, aiutati anche dalla vegetazione che allora era più folta di oggi. Arrivati nei pressi di Costa Berci, i senesi guadarono il fiume e iniziarono i primi scontri dove si fronteggiarono le cavallerie. Subito dopo la fanteria senese attacava nei pressi di Monselvoli. Nel frattempo, una colonna di quattrocento guerrieri senesi e mercenari tedeschi, capeggiata dal conte di Arras, attraversarono la via d'Asciano o CAVALIERE GHIBELLINOLauretana aggirando Monselvoli, arrivarono a tergo dell'esercito fiorentino, e nascosti attesero il tramonto per poi sferrare un attacco a sorpresa alle spalle delle oramai stanche truppe di Firenze. Creato lo scompiglio alcuni iniziarono, a ritirarsi altri si arresero, ma gli ordini erano precisi: nessuno doveva essere risparmiato, così iniziò una carneficina. Un gruppo di aretini, lucchesi, sangimignanesi, pratesi, pistoiesi e orvietani si rifugiò nel Castello di Monteaperti chiedendo poi in ginocchio pietà al conte Aldobrandeschi. Chi rimase fuori fu trucidato, tanto furono violenti i combattimenti che nei fiumi pareva scorrere sangue invece che l'acqua, come riporta Dante Alighieri nell'inferno:

SOMMO POETA"[...]Lo strazio e 'l grande scempio
che fece l'Arbia colorata in rosso,
tal orazion fa far nel nostro tempio."

e poi ancora

"Se tu non vieni a crescer la vendetta
di Monteaperti, perchè mi molesti?"

Il secondo passo è riferito al tradimento di Boca degli Abati che, amputando, con la spada, le mani di Jacopo de' Pazzi, vessillifero dei cavalieri guelfi, determinò una delle cause alla sconfitta fiorentina. I cavalieri guelfi erano riusciti a fuggire ELMO CAPITANO DI ASCIANOpassando per il pian delle Cortine, dopodichè volsero verso il Poggiarone e varcata la Malena raggiunsero la strada per Firenze. I gonfalionieri fiorentini e i guardiani del Carroccio guidati da Giovanni Tornaquinci, cercarono di portare in salvo le insegne del comune di Firenze nel vano tentativo di seguire i cavalieri in fuga. Ma l'ingombrante oggetto non poteva passare per la disastrata strada del Poggiarone, quindi imboccarono la via per Pianella dove, però, un gruppo di senesi lo intercettò e ne bloccò la fuga. Lo scontro si concluse con un successo imprevedibile per i ghibellini, caddero sul campo circa 18.000 fiorentini e meno di 1000 senesi.

UFFICIALI GHIBELLINI

mappa della battaglia

Conclusione

Questa battaglia ritardò di tre secoli il dominio di Firenze sullo Stato senese, dopodichè il Granduca di Toscana Cosimo I tentò di occultare le prove di quella pesante sconfitta. Ma alla distruzione dei documenti non si poteva oppore la tradizione orale che gli abitanti di quei luoghi perpetuarono alle generazioni future. Infatti i detti popolari sono molti, tra questi è legato anche il ricordo di un tal Beppone di Valdibiena che, con la sua scure, avrebbe fatto strage di fiorentini.

IN MEMORIA DEI GLORIOSI 'SCIALENGHI SCESI A MONTEAPERTI
MILIZIA ASCIANESE